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Armando Rigobello
Nota biografica
Ad uno sguardo retrospettivo la mia posizione
filosofica e i riferimenti storiografici da cui essa prende le mosse
mi sembrano articolarsi in tre fasi. La prima si situa nel dibattito
degli anni Cinquanta sulla persona e sul suo rapporto con la tradizione
classica. La disputa era particolarmente viva a Padova in quelli
anni tra il personalismo (L. Stefanini) e la metafisica classica
(U. A. Padovani). La seconda fase ha il suo centro speculativo nella
interpretazione della nozione kantiana di trascendentale, come luogo
ove l'immanenza più rigorosa rivela i suoi limiti. La terza
fase è caratterizzata da una ripresa, in termini fenomenologici
ed ermeneutici, del costante rapporto problematico tra esperienza
personale e coscienza trascendentale. Autori di riferimento: Husserl
e Ricoeur. Il tema unitario, pur nella varietà degli approcci
storiografici e nel variare dei metodi, è la condizione umana
nel suo contesto ontologico - metafisico e nella sua espressione
esistenziale, etica, e religiosa. Il metodo seguito va dall'analisi
esistenziale all'ermeneutica, un'ermeneutica rivolta alla struttura
dell'interpretazione stessa e alle istanze ontologiche, metafisiche
ed etiche che in tale struttura sono sottese.
Il filo conduttore della ricerca si può rintracciare nel
tentativo di pervenire ad uno statuto epistemologico del personalismo,
ossia raggiungere il centro speculativo della realtà personale
attraverso la determinazione delle strutture della conoscenza. Il
dibattito che si svolgeva all'Università di Padova mi aveva
convinto che le accuse di atteggiamento postulatorio, di esigenzialismo
e, infine, di fideismo rivolte al personalismo potessero essere
superate soltanto affrontando la questione gnoseologica e tentando
quindi una logica ed una gnoseologia personalistica. Gli studi sul
trascendentale si inscrivono inizialmente in questo progetto. La
persona, anche indipendentemente dalla sua fondazione morale e dalla
sua configurazione giuridica, emerge dai limiti del trascendentale,
segnati dalle difficoltà che Kant incontra nella stessa elaborazione
dell'Analitica trascendentale.
La ragione profonda della precarietà gnoseologica del kantismo
è da ricercarsi nella natura stessa del trascendentale kantiano.
La logica trascendentale, cogliendo la logica formale nel suo momento
genetico e nella sua applicabilità esclusivamente a priori,
affonda le sue radici in una complessità interiore che l'Io
penso, il plesso dei giudizi trascendentali determinanti eludono.
Sorgono a questo punto problemi di diversa natura: i limiti del
formalismo, la configurazione dell'ulteriorità, lo spazio
per una realtà interiore. La nozione di trascendentale, la
più profonda ed inquietante di tutta la filosofia kantiana
- e sulla cui formulazione Kant insoddisfatto ritorna spesso - ha
costituito il luogo privilegiato per la precisazione del mio pensiero
e il punto di partenza per gli sviluppi successivi.
Nel corso degli studi ho avuto più volte occasione di soffermarmi
sulle difficoltà che Kant incontra nel chiarire quanto avviene
nel nostro conoscere quando si rende necessario ricorrere allo "schema".
Lo "schematismo", "arte celata nel profondo dell'anima
umana", è dottrina quasi emblematica dei "limiti
del trascendentale". Alla solitudine teoretica dell'impossibile
rappresentazione dei processi conoscitivi più profondi, corrisponde
la solitudine etica che domina le celebri pagine della conclusione
della Critica della ragion pratica: l'ammirazione e la riverenza
sono sentimenti ineffabili, espressioni di un sentimento morale
in stato di emergenza; di esse non vi è né rappresentazione
né comunicazione. I risultati di questa ricerca, compiuta
in parte a München ove per due anni fui borsista della "Alexander
von Humboldt - Stiftung", si trovano nel volume I limiti del
trascendentale in Kant, Milano 1963 (ed. ted. München 1968)
e nel più recente volume Oltre il trascendentale, Roma 1994,
specie nella prima parte, in particolare nel capitolo Il trascendentale
all'ombra del nichilismo, pp. 15 - 33.
Attorno al nucleo speculativo configuratosi negli studi sul trascendentale
kantiano si è andata sviluppando la mia riflessione nel decennio
dell'insegnamento universitario a Perugia. Questo nucleo speculativo
si è venuto specificando in alcune articolazioni tematiche
tra loro connesse: Determinazione ed ulteriorità (AA. VV,
Epimeleteia. Die Sorge der Philosophie um den Menschen, München
1963, pp. 68 - 85); Struttura e significato (Padova 1971), Legge
morale e mondo della vita (Roma 1968).
Determinazione ed ulteriorità riprende il tema del configurarsi
dell'ulteriorità oltre la determinazione trascendentale,
sia come ideale regolativo che come contesto interiore. Il volume
Struttura e significato ne ripete il rapporto situandolo nell'analisi
ai limiti che la struttura incontra nel reggere la sfera del significato
(inteso nel valore di senso), un significare che è reperibile
nell'esperienza religiosa, nella vita morale, in certe espressioni
dello stesso sapere scientifico.
L'interesse per la fenomenologia, che si accentua negli anni centrali
del periodo perugino, ha orientato verso un'approfondita indagine
sul "mondo della vita", in cui si ripresentano ambiti,
istanze, esperienze tipiche della sfera dell'ulteriore, ulteriorità
nei confronti di quella modalità della determinazione che
è la legge morale. Il volume Legge morale e mondo della vita
è compiuta espressione di questa fase di ricerca. La riconsiderazione
del "mondo della vita", come mezzo per superare la crisi
di consenso di fronte alla legge morale, ripropone sul terreno etico
la tematica della Krisis husserliana. Ne discendono alcune linee
di ricerca: legge ed interpretazione, la persona come condizione
ermeneutica della norma, la struttura ermeneutica della testimonianza.
Il tutto in vista di una ridisegnazione di un'antropologia personalistica
che intendeva accogliere ed insieme disciplinare le istanze più
autentiche della grande contestazione del'68.
NeI 1974, lasciata la cattedra di filosofia morale all'Università
di Perugia, iniziai l'insegnamento di storia della filosofia nell'Università
"La Sapienza" di Roma. Il nucleo centrale della ricerca
rimane immutato, pur situandosi in differenti contesti storiografici.
Di questo periodo è il volume, del 1977, L'impegno ontologico.
Prospettive attuali in Francia e riflessi nella filosofia italiana
(ed. Armando, Roma). Il tentativo di stabilire un fecondo rapporto
tra analisi interiore e struttura trascendentale definisce un impegno
che, nella sua accezione più forte, possiamo chiamare impegno
ontologico, quell'impegno appunto di cui si occupa l'accennato volume.
Adeguare la riflessione soggettiva ad una visione globale dotata
di caratteri universali e necessari implica conferire alla ricerca
un'intenzionalità di significato totale. Nell'impossibilità
di un'esperienza diretta di tale significato e nell'impossibilità
di rinunciarvi, si delinea un trascendimento del piano conoscitivo
in quello pratico, ove appunto l'impegno si faccia carico di quella
totalità semantica che la ricerca speculativa non riesce
a dominare con le sue categorie analitiche. Un impegno così
concepito e che scaturisce da tale situazione è impegno ontologico,
perché si definisce in vista di una totalità, sia
pure atematica, e si giustifica nello statuto del rapporto uomo
- realtà.
I tipi di impegno che vengono delineati nelle pagine del volume
non raggiungono la pienezza, ossia non corrispondono mai alla figura
ideale di un impegno ontologico. Sono varianti di un tentativo,
dimostrano una direzione ed insieme la molteplicità del suo
rifrangersi dinanzi alla difficoltà di una realizzazione
omnicomprensiva ed univoca. L'orientamento "positivo"
del rapporto da cui scaturisce l'impegno ontologico è rappresentato
da posizioni come quelle di Lavelle e di Marcel, che Ricoeur, d'altra
parte, inscrive come motivi nella complessità e varietà
della considerazione antropologica: la partecipazione ed il mistero
vengono così coinvolti nell'interpretazione. L'orientamento
"negativo" del rapporto si focalizza sopratutto in due
posizioni emblematiche: quella di Sartre, per cui una radicale incompatibilità
si stabilisce tra l'affermazione di sé e la consistenza del
mondo, e quella dei vari strutturalismi, ove il primato della struttura
isola l'interiorità e la costringe all'alternativa tra l'insignificanza
e l'assorbimento. La svolta fenomenologica di quegli anni costituiva
efficace punto di riferimento, poiché è attraverso
di essa che la trascendentalità entra come protagonista nella
filosofia francese.
Trasferitomi all'Università di Roma "Tor Vergata"
nell'1982, riprendevo l'insegnamento della filosofia morale. Pur
nella continuità tematica, si accentuano in questi anni preoccupazioni
di ordine antropologico, di un'antropologia in dürftiger Zeit,
una riflessione sulla condizione umana, condotta a partire dall'inquietante
interrogativo della sua identità. Espressione di questo periodo
è il volume Autenticità nella differenza (ed. Studium,
Roma 1989). Il titolo richiama direttamente la diade heideggeriana
di identità e differenza, ma la trasforma in una diversa
proposta speculativa: autenticità nella differenza. L'indagine
sulla nozione di autenticità la coglie intenzionalmente rivolta
a risolversi in identità. Ma è l'autenticità
che, all'interno del "più proprio" dell'identità,
introduce un'articolazione che ne rompe la costituzione univoca,
vi opera uno "scompiglio" metafisico che una singolare
Aufhebung porta ad un diverso livello speculativo. Questo nuovo
livello si configura come autenticità nella differenza.
Tale espressione viene a definire l'interna struttura della "cosa",
del "più proprio" che qualifica la condizione umana.
A queste conclusioni speculative si arriva approfondendo la riflessione
sul ruolo dell'interpretazione: l'autenticità è l'interpretazione
dell'identità quando questa si configuri come identità
personale umana. Il più proprio di tale identità consiste
nello strutturarsi su di un duplice piano: intimità ed estraneità.
Questa struttura duplice diventa criterio ermeneutico dello statuto
metafisico della persona: estraneità interiore, che è
interiore differenza, e della stessa azione morale: azione di testimonianza.
Un particolare rilievo in tutto il discorso ha la nozione di estraneità
interiore: avvertimento, nel nucleo più intimo della nostra
condizione costitutiva, di un livello di realtà che ci è
immanente eppure ci supera, semplificazione emblematica di una autenticità
nella differenza. Potremmo ricordare in proposito la suggestiva
espressione di S. Agostino: "interior intimo meo" (Conf.
III, 6, 11), un'espressione di vertiginosa profondità. L'autenticità
nella differenza diviene infine criterio ermeneutico, modello esplicativo
di aspetti costanti della condizione umana: il piacere, la sofferenza,
la morte e la speranza di immortalità, l'intimità
stessa del rapporto interpersonale.
Volendo concludere ed insieme riassumere, potremmo dire che l'itinerario
speculativo che ha accompagnato l'inquieta ricerca presenta un'unità
di tema in cui si inscrivono le varianti introdotte dalle differenti
stagioni della vita e della cultura. Il tema costante: la condizione
umana colta nel concreto esercizio della persona; il modello con
cui interrogare il contesto: determinazione ed ulteriorità,
struttura ed orizzonte di senso, autenticità nella differenza;
il metodo: fenomenologia ed interpretazione entro gli spazi lasciati
liberi dai "limiti" del trascendentale; gli esiti: un'ontologia
della differenza interiore con le sue implicite valenze metafisiche.
Il discorso non è un discorso conchiuso: il carattere aperto
della ricerca fin qui condotta, la disponibilità al confronto
con le proposte via via emergenti nell'orizzonte culturale, hanno
recentemente orientato la mia ricerca sulla questione del metodo
e, più precisamente, sulla rottura metodologica (l'espressione
è di P. Ricoeur), ossia la ricerca di uno spazio per l'ulteriore
attraverso la rimozione dell'orizzontalismo di metodi univoci.
La nostra proposta più che limitarsi ad una "rottura
fenomenologica" la include in una complessità metodologica,
oltre che una successione di metodi, si propone una pluralità,
un intreccio di metodi (sguardo fenomenologico, interpretazione
dei nuclei di senso, confutazione). Si disegna così un pluralismo
metodologico che determina un'ampia possibilità di pluralismo
prospettico. E' la natura stessa della meta che qualifica il metodo:
la meta complessa esige un metodo complesso, un intreccio di metodi,
che sembra essere lo strumento più proprio del discorso filosofico,
la sua idea di rigore. E' rigoroso quindi correre il bel rischio
(Fedone, 114, d, 6) dell'interpretazione. Ciò mi riporta
anche all'insegnamento di Luigi Stefanini che indicava nella schepsi,
a cui Platone esorta nella Lettera VII, l'essenza della autentica
vita teoretica.
La riflessione sul metodo e sul "più proprio" del
discorso filosofico trova riscontro nell'approfondimento dell'esito
teoretico (e quindi etico) della mia ricerca che può riassumersi
nel ricordato modello "autenticità nella differenza".
L'approfondimento potrà essere valutato in un volume di prossima
pubblicazione su L'estraneità interiore, elemento costitutivo
della differenza e decisivo per l'autenticità. Al tema si
sono in parte riferiti i convegni che negli ultimi anni ho organizzato
all'Università di Roma "Tor Vergata" su La persona
e le sue immagini; L'altro, l'estraneo, la persona; L'impersonale
e l'ascetica dell'astratto. A tale tematica si sono riferiti anche
i pochi numeri della rivista Prosopon. La persona e il volto, rivista
nata nella cerchia dei miei allievi e di giovani colleghi. L'estraneità
interiore è elemento costitutivo del modello ed insieme prospettiva
che getta una particolare luce sulla interna sua articolazione,
ne determina anche un'accentuazione etica. E' indubbiamente una
limitazione, ma insieme è liberazione da evasioni intimistiche,
è rivelazione di una interiorità profonda non psicologica
o emotiva, ma eidetica. Ci costituisce ed insieme ci supera.
Curriculum scientifico.
Armando Rigobello, nato a Badia Polesine (Rovigo) il 3 febbraio
1924, fu allievo a Padova di Luigi Stefanini e, presso quella Università,
si laureò in Lettere (1945) e in Filosofia (1947). Dapprima
docente nelle scuole medie superiori di Rovigo e Adria, conseguì
la libera docenza in Storia della filosofia nel 1958. Dal 1961 al
1963 fu borsista presso l'Università di Monaco di Baviera
con il prof. H. Kuhn per conto della "Alexander von Humboldt
- Stiftung". Dal 1963 al 1974 insegnò Storia della Filosofia
ed indi, come cattedratico, Filosofia morale nell'Università
di Perugia. Dall'anno accademico 1974 - 75 al 1981 - 82 è
stato professore ordinario di Storia della Filosofia nell'Università
di Roma "La Sapienza". Dal novembre del 1982 al novembre
del 1999 ha ricoperto, come professore ordinario la cattedra di
Filosofia morale all'Università di Roma "Tor Vergata",
presso alla quale ha coordinato il Dottorato di Ricerca in Filosofia.
Per alcuni anni fu Presidente del Centro Didattico Nazionale per
i Licei. Attualmente insegna, per "contratto", Antropologia
Filosofica presso la Libera Università Maria S. Assunta di
Roma.
Tra i principali lavori ricordiamo: Il contributo filosofico di
E. Mounier, Roma 1955; L'intellettualismo in Platone, Padova 1958;
L'itinerario speculativo dell'umanesimo contemporaneo, Padova 1958;
Camus, Buenos Aires 1961 (ed. it. Camus tra la miseria e il sole,
Napoli 1976); I limiti del trascendentale in Kant, Milano 1963 (trad.
ted. Die Grenzen des Transzendentalen bei Kant, München 1968);
Legge morale e mondo della vita, Roma 1968; Struttura e significato,
Padova 1971; Dal romanticismo al positivismo, Milano 1975; L'impegno
ontologico, Roma 1977; Il futuro della libertà, Roma 1978;
Il messaggio di Socrate, Brescia 1982 (13a ed.); Kant. Che cosa
posso sperare, Roma 1983; Certezza morale ed esperienza religiosa,
Roma 1983; L'immortalità dell'anima, Brescia 1987; Autenticità
nella differenza, Roma 1989; Oltre il trascendentale, Roma 1994;
Perché la filosofia, Brescia 1997 (5a ed.); Vom Ursprung
und Sinn des Philosophierens, Neuried 1999; El porqué de
la filosofia, Madrid 2000; L'estraneità interiore, Roma 2001.
Tra le edizioni si segnalano: L. Meylan, L'educazione umanistica
e la persona, Brescia 1958; La filosofia americana contemporanea,
(antologia), Torino 1960; H. Kuhn, Socrate, indagini sull'origine
della metafisica, Milano 1969; M. Heidegger, Pensiero e poesia,
Roma 1977; S. Hessen, Diritto e morale, Roma 1978; I. Kant, Realtà
ed esistenza: Lezioni di metafisica e ontologia, Milano1998; Realidade
e Existência. Liç~oes de Metafísica, São
Paulo (Brasil) 2002; M. Heidegger, L'esperienza del pensare, Roma
2000 (edizione riveduta di Pensiero e poesia).
Dal 1989 al 1992 è stato Presidente della Società
Filosofica Italiana, è stato membro del Consiglio Nazionale
della Scienza, della Tecnica e della Tecnologia, Presidente dell'Accademia
di Studi Italo - Tedeschi di Merano, Presidente del Centro di Studi
Filosofici di Gallarate, membro del Consiglio Scientifico della
Fondazione San Carlo di Modena. Attualmente è Presidente
del Consiglio Scientifico della Fondazione "Ugo Spirito"
e Presidente onorario della Fondazione "Luigi Stefanini"
di Treviso, membro del Consiglio Scientifico dell'Istituto "Antonio
Banfi" di Reggio Emilia e del Consiglio Scientifico dell'Istituto
Internazionale "J. Maritain". E' inoltre membro del Centro
di Ricerche Fenomenologiche e della Società Italiana di Studi
kantiani. Nel 1998 gli è stata conferita, dal Presidente
della Repubblica, la medaglia d'oro dei "benemeriti della Scienza
e della Cultura".
n.b. Il presente testo è apparso nel "Bollettino della
Società Filosofica Italiana (gennaio - aprile 2002) nella
rubrica "Filosofi allo Specchio", pp. 10 - 15. Testo aggiornato
nel gennaio 2003.
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